SESSO, GESù E VIDEOTAPE.

16 feb

 (pubblicato in origine su ScaricaBile) 

Riconosco di essere davvero aggressiva, a volte.  Tipo ieri: mentre stavo andando in facoltà in autobus, mi sono ritrovata ad urlare contro il vecchio pervertito che sta sempre sul 57, perché aveva toccato il culo alla ragazza seduta accanto a me. Forse non avrei dovuto attaccarlo in quel modo, ma è stato davvero insensibile e irrispettoso da parte sua molestare la mia vicina di posto, quando gli avevo fatto gli occhi dolci per tutto il tragitto.

Indignata, decido di scendere dall’autobus e proseguire a piedi, ma appena volto l’angolo, un ragazzino con in mano un cono mi viene addosso e mi macchia tutta. E poi mi sporca pure di gelato.

Ed è proprio in momenti come questi che ti rendi conto che il centro di Firenze è quasi completamente sprovvisto di fontanelle pubbliche.

Così decido di fare ciò che qualsiasi altra persona al mio posto avrebbe fatto: entro in una chiesa alla ricerca di un’acquasantiera in cui lavarmi le mani.

Sto per uscire, quando il parroco mi ferma, e dopo avermi lanciato un’insistente e lasciva occhiata alla scollatura, mi comunica che la messa sarebbe cominciata a breve.
Non ci potevo credere, un parroco che mi molesta con lo sguardo! Non pensavo di riuscire a sembrare ancora così giovane!

Decido di accontentarlo e mi accomodo in uno dei primi banchi.
E proprio mentre me ne stavo seduta ad osservare il crocifisso posto sopra l’altare, interrogandomi sulle molteplici sofferenza patite da Gesù, ma soprattutto sulle effettive dimensioni del suo pacco, che sento una voce da dietro che mi chiama.
Ok, lo confesso: ogni volta che vedo una raffigurazione di Gesù, l’unica cosa a cui riesco a pensare è “Io quello me lo sarei fatto”. Avrei passato giornate intere nel tempio a sentirlo blaterare del regno dei cieli, nel tentativo di adescarlo.

Nonostante quella sua fissa per i piedi.

Dicevo, sento una voce dietro di me che mi chiama. Mi volto e vedo Clara, la mia compagna di banco del liceo che non incontravo da tempo.

Clara era una fervente cattolica reazionaria dalle idee un po’ confuse: per esempio, era convinta che per risolvere l’annoso problema della dispersione del seme, bastasse un ingoio.

O almeno era quello che le aveva fatto credere il parroco che l’aveva cresimata.

Ci aggiorniamo sulle ultime novità: lei mi racconta della laurea, del fidanzato e del desiderio crescente di maternità; io dell’herpes che mi ero recentemente beccata e della fissa che avevo fino a poco tempo prima per i ragazzi fidanzati.

In effetti, nell’ultimo anno ho frequentato più uomini impegnati io, che il trans sotto casa mia.

Non che me li andassi a cercare di proposito, intendiamoci; ma devo ammettere che sono particolarmente portata per fare l’amante: messaggi spinti, telefonate hard, foto. Ultimamente ho aggiunto anche qualche video. Non che piazzarmi davanti alla web-cam a fare porcherie in intimo azzurro mi esalti particolarmente, ma a quanto pare l’idea di compiacere uno studente fuori corso annoiato dalla monogamia e di gonfiare il mio ego con complimenti tipo “sei proprio una gran porca” è superiore alla fatica di spogliarsi e radersi nel cuore della notte.

Mentre mi fingo entusiasta ed eccitata davanti al pc, in realtà l’unica cosa a cui riesco a pensare è “chissà se il mio culo sembra grosso visto da questa angolazione”.

Anche se devo riconoscere che i miei corti hanno riscosso talmente tanto successo, che una volta incuriosita ho provato a masturbarmici anche io. E avrebbe anche funzionato, se non fossi rimasta profondamente turbata dall’eccessiva autoreferenzialità della cosa. E dal fatto che contemporaneamente stessi filmando il tutto.

Tornando a Clara, le ho raccontato queste cose con l’unico e spregevole intento di scandalizzarla. Anche perché, come potevo immaginare che qualche settimana prima aveva trovato sul pc del suo fidanzato dei video di una ragazza in intimo blu? E che lui aveva l’herpes, soprattutto.

Il mio ragazzo attuale, invece, mi ha confessato che ogni volta che legge simili racconti, vorrebbe prendermi a schiaffi e darmi della troia.

Che poi è l’unico motivo per cui ho scritto questo pezzo.



ANY GIVEN SUNDAY.

29 giu


Tempo fa frequentavo un tipo praticamente perfetto, se si esclude la sua difficoltà ad utilizzare il congiuntivo e una passione oltremodo preoccupante per il calcio.

Inizialmente credevo che il suo proporzionatissimo metro e novanta potesse compensare la cosa, ma la prima volta che siamo usciti mi sono dovuta ricredere: dopo un paio di ore trascorse in un pub ad ascoltare estenuanti ed inutili dissertazioni sulla formazione della sua squadra di calcetto, rese solo in minima parte sopportabili dai quattro vodka lemon che avidamente mi ero scolata, ho accettato disperata l’invito ad andare a casa sua, nella speranza che del sesso orale mi avrebbe potuto regalare almeno una decina di minuti di silenzio.

Saliamo in casa e immediatamente ci spostiamo nella sua stanza: non erano tanto i trofei della squadra di calcio o i molteplici gadget viola a turbarmi, quanto piuttosto l’enorme poster della Fiorentina attaccato sopra il letto.

Sono sempre stata di ampie vedute, ma l’idea che addirittura undici uomini mi guardassero fare un pompino, mi sembrava un po’ eccessiva.

La relazione finì presto, ma, per quanto breve, riconosco che fu una delle storie sociologicamente più istruttive che abbia mai avuto: mi ha permesso, infatti, di avvicinarmi ad un esemplare tanto interessante quanto diffuso di maschio medio italiano.

Ho passato i due mesi successivi a chiedermi cosa potesse spingere un individuo ad avere comportamenti simili, se non una severa e allarmante dipendenza da calcio.

Proprio così: dipendenza.

Del resto, ammettetelo, non siete poi così diversi dagli altri drogatelli che si vedono in circolazione: potreste spendere gli ultimi risparmi della settimana per comprarvi il terzo pacchetto di Camel della giornata, nonostante facciate fatica a salire le scale di  casa pur abitando al pian terreno; potreste vendere le foto osé della vostra ragazza depilata ad un gruppo di pedofili online, spacciandolo per materiale pedo-pornografico, per poi affidare l’intero ricavato al vostro allibratore e puntare tutto su quel cavallo zoppo che vi hanno assicurato che arriverà primo; e invece passate le vostre giornate a fare formazioni del Fantacalcio, aggiornare ossessivamente la pagina del televideo per conoscere le ultime novità del calcio-mercato e leggere un quotidiano dall’imbarazzante colore rosa ciclamino.

Già vi immagino intenti a guardate la partita spalmati sul divano, mentre la vostra ragazza cerca goffamente di attirare la vostra attenzione, neanche fosse sul set di un film porno di serie B: spolverando lo scaffale più alto del soggiorno, in piedi su una sedia, saluta l’ultimo briciolo di dignità che le è rimasta vestita curiosamente da mignotta alle tre del pomeriggio.

Mentre voi la trascurate per andare allo stadio a vedere la partita e le rispondete male tutto il giorno se la punta della squadra sbaglia un rigore, il bomber passa le sue serate a rifiutare le avances di avvenenti e procaci americane che gli ronzano intorno giulive e a tirare su di coca dall’incavo delle tette di una modella sudamericana con l’ausilio di una banconota da cento.

Del resto, secondo voi chi ha tanto insistito per avere un colombiano in squadra?

E, alla fine, sapete chi sarà il vero beneficiario di questa vostra passione?

Quel compagno di corso sfigato della vostra ragazza che tanto vi divertivate a prendere per il culo, che con somma maestria, approfittando del senso di solitudine e della sua libido inappagata, la inviterà a casa sua per confrontare gli appunti.

E sappiamo tutti bene cosa questo significhi nel linguaggio dei nerd.

Tutto ciò mi porta, quindi, ad una sola ed imprescindibile conclusione: il calcio è uno sport per finocchi.

Cosa c’è, infatti, di più omosessuale del guardare ventidue uomini sudati e dalle gambe squisitamente tornite che si rincorrono a vicenda e che mostrano un inquietante e alquanto ambiguo interesse per le palle?

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